Giardini della PGC

Progetto dei Giardini della  Collezione Peggy Guggenheim, Venezia, 2009-2018 (realizzato in collaborazione con Thomas Woltz di NBWLA)

La Collezione Peggy Guggenheim, nei suoi trent’anni di vita, è stata protagonista di un processo di crescita che ampliando la collezione con acquisizioni e donazioni ha via via acquisito proprietà adiacenti al palazzo Venier dei Leoni. Come conseguenza i giardini e i cortili di pertinenza delle singole unità abitative sono stati annessi e connessi tra loro. Si è privilegiato la leggibilità dei singoli giardini, conservando le cinte murarie in mattoni a vista, per metterli in relazione tramite semplici passaggi realizzati tagliando i muri per costruire passaggio tra un giardino e l’altro. Oggi la collezione di sculture è distribuita in sei diversi giardini: il giardino di ingresso con le piantumazioni di Amelanchier canadensis, il giardino Falkestein, il Nasher nord, giardino più grande ed parte della proprietà originale del palazzo Venier dei Leoni per continuare con il Nasher sud, il giardino est e quello di più recente acquisizione posto ad ovest. Nel progetto si è voluto operare una ricomposizione ma anche conservare i “segni” del frazionamento sedimentato che ha generato nel tempo i piccoli giardini; sono stati mantenuti i muri di confine così come le alberature ad alto fusto (Sophore), dando vita a piccoli spazi espositivi –inconsueti per il giardino di un museo– frequentati e apprezzati per la singolare testimonianza della frammentazione del tessuto edilizio di Venezia. Questo giardino espositivo ha necessitato una attenta riqualificazione eseguita a stralci successivi per non interrompere l’attività del museo: alcune piante erano a rischio di stabilità, altre erano da sostituire perché non adatte al clima, alcune siepi erano invecchiate, altre disordinate e frammiste a piante crescevano protendendosi sul terreno dei vicini. Si sono perseguite fioriture nelle varie stagioni dell’anno, sono stati incluse alcune specie originarie degli Stati Uniti (ma diffuse in Italia) per sottolineare il trait d’union che Peggy Guggenheim ha rappresentato nel suo tempo a Venezia fra i due Paesi.

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